Corriere del Ticino del 25 agosto 2004:
Dall'andicap alla via dell'integrazione
«Chi nasce ipovedente o cieco, con l'impegno personale e i mezzi ausiliari disponibili oggi, ha ottime possibilità di formazione, premessa per trovare opportunità di lavoro:»
di Francesco Vitale
Chi ha un grave andicap visivo sin dalla nascita oggi ha sicuramente maggiori possibilità di riuscire a integrarsi nella società di quanto non fosse possibile in passato. E ciò grazie soprattutto ai nuovi strumenti ausiliari che l'odierna tecnologia mette a disposizione. Ne abbiamo parlato con Manuele Bertoli, direttore dell'Unitas, sezione per la Svizzera italiana della "Federazione svizzera dei ciechi e deboli di vista", che conosce bene i vari aspetti di queste problematiche.
I bambini che oggi nascono ipovedenti o del tutto non vedenti - ci ha detto Bertoli - hanno quanto meno una chance: si trovano davanti una strada difficile ma che sanno di poter percorrere. Dal momento che il problema si pone subito, c'è il tempo di offrire loro la possibilità di un'istruzione di ottimo livello tramite mezzi e programmi adeguati. E il bambino, crescendo, capisce che se si impegna, sfruttando adeguatamente tutti i mezzi ausiliari oggi disponibili, può arrivare a completare una formazione anche universitaria, in grado di offrirgli concrete possibilità professionali. Ha forse meno possibilità di reinserimento e riqualificazione professionale chi invece, avendo perso la vista più avanti negli anni (per malattia o incidente) e non disponendo di una sufficiente formazione di base, si trova improvvisamente a dover imparare a usare nuovi strumenti e apprendere un mestiere diverso da quello praticato sino a quel momento. E non per tutti questo è possibile. L'importanza di una diagnosi tempestiva e corretta Uno dei problemi con i bambini ipovedenti, fa notare ancora il direttore dell'Unitas, consiste a volte nella difficoltà di identificare inizialmente con certezza questo andicap. Vi sono genitori che se ne accorgono subito, altri che impiegano più tempo, perché il bambino spesso riesce a compensare il suo andicap visivo con gli altri sensi, rendendo più difficile in un primo tempo capire quale sia il suo reale problema.
Altre volte si rischia di attribuirlo magari a difficoltà di comprensione che potrebbe avere il bambino, il che può ritardare una diagnosi corretta.
Una volta individuato il vero andicap - cioè alla vista - allora i genitori possono trovare valido sostegno e consulenza in Associazioni come l'Unitas, la Stac, o l'AGIC (Associazione genitori di bambini e giovani ciechi o ipovedenti).
A quel momento, con l'aiuto finanziario dell'Assicurazione Invalidità (AI), vi sono specialisti che possono seguire il bambino ipovedente o cieco sino al momento della scolarità. L'AI finanzia mezzi ausiliari e istruzione precoce L'AI ha per mandato di occuparsi dei mezzi ausiliari: apparecchi di varia natura che possono aiutare a superare un andicap. E oggi il principale mezzo ausiliario, soprattutto per poter compiere studi e altre attività, è il computer, con tutti gli accessori speciali collegati (voce artificiale, riga Braille, ecc.: ne abbiamo parlato in una precedente puntata).
Tra i compiti dell'AI rientra però anche il finanziamento di quella che si può definire l'istruzione precoce, nella fase pre-scolastica, dei bambini ipovedenti o ciechi. Si tratta quindi di cominciare ad aiutare, con specialisti pagati dall'AI, il bambino che ha seri problemi alla vista e il cui andicap è stato rilevato precocemente. Al momento in cui questo bambino arriva a scuola, visto che la competenza scolastica dell'obbligo è del Cantone, è quest'ultimo a intervenire.
In Ticino una politica di massima integrazione Da anni il Ticino - ce lo conferma anche Bertoli - persegue una politica di massima integrazione delle persone con andicap sensoriali, tanto che siamo uno dei cantoni con la percentuale più bassa di bambini alla scuola speciale. L'Ufficio cantonale per l'educazione speciale ha la possibilità di decidere misure particolari per questi bambini, a cominciare dall'attribuzione di un docente d'appoggio. Tutto questo è sicuramente positivo, dato che il bambino si trova inserito in una scuola normale, e questa è una delle premesse per una sua progressiva integrazione nella società. Raccogliere documentazione sui casi già trattati Un problema deriva paradossalmente dal fatto che i bambini con questo tipo di andicap da noi sono fortunatamente pochi: quindi, quando capita un caso in una classe, per il docente e gli esperti si tratta ogni volta, in un certo senso, di reinventare il tipo di intervento. Proprio perché - visti i piccoli numeri con cui siamo confrontati - è spesso difficile andare a ritrovare dati ed esperienze vissute in precedenza in altre classi e su cui in particolare il docente possa basarsi, almeno come punto di partenza. Sarebbe interessante - ci diceva il direttore dell'Unitas - che le istituzioni pubbliche o organizzazioni come l'Unitas o altre, possibilmente in collaborazione tra loro, potessero raccogliere una documentazione su queste esperienze già vissute in passato in questa o quella classe nel Cantone per creare una documentazione di base che sarebbe molto utile a tutti e soprattutto diventerebbe facilmente reperibile.
Ma al di là di questo singolo problema, in generale nel nostro cantone il sostegno a chi ha un andicap sensoriale è garantito, anche se ogni intervento ha poi una sua storia e un suo grado di riuscita, che dipendono da molti fattori.
Se facciamo un confronto con il passato vediamo che allora si tendeva a inserire un bambino non vedente in un istituto per ciechi: e dato che la casistica molto ridotta non giustificava l'esistenza di simili strutture in Ticino, si doveva far capo a centri specializzati nella Svizzera interna (una volta a Friburgo e oggi a Zugo). Si tratta di Istituti molto ben concepiti, dove il bambino viene seguito in modo ottimale dal punto di vista del suo andicap, con personale specializzato e già abituato ad affrontare queste problematiche, ma con l'inevitabile controindicazione di creare problemi di sradicamento e ovviamente di lingua. E visto che il principio dell'integrazione dei bambini ipo- o non vedenti sta prendendo sempre più piede, questi istituti oggi offrono le loro potenzialità e strutture sempre più anche a casi dove all'andicap sensoriale se ne aggiungono altri. Proprio perché i bambini che hanno "solo" problemi alla vista - lo ripetiamo, in Ticino si tratta di pochi casi - vengono sempre più inseriti in scuole normali, premessa fondamentale per una loro futura miglior integrazione nella società e - dove possibile - nel mondo del lavoro.
Conclusa la scuola dell'obbligo il bambino, se intende proseguire negli studi, viene poi nuovamente aiutato dall'AI, che mette a disposizione gli strumenti necessari. Cambiamenti di competenze tra Berna e i Cantoni?
Un problema intanto si profila all'orizzonte proprio in questo ambito:
con la prossima votazione in novembre sulla nuova perequazione finanziaria tra Confederazione e Cantoni, uno dei temi toccati sarà proprio quello degli aiuti ai bambini con andicap. Con il nuovo progetto di ripartizione delle competenze, il compito di assicurare il sostegno nella fase pre-scolastica verrebbe tolto all'AI e dato ai Cantoni. In questo c'è sicuramente un aspetto positivo - nota ancora il direttore dell'Unitas - visto che il Cantone, che poi deve già occuparsi del sostegno nella fase scolastica, comincerebbe a seguire anche il bambino con andicap sensoriali sin dall'inizio. Mentre l'AI a questo punto si occuperebbe maggiormente di adulti e di giovani in formazione, continuando comunque a finanziare i mezzi ausiliari. L'incognita è che se la Confederazione (tramite l'AI) smetterà di avere queste competenze, bisogna vedere cosa potrà fare in concreto ogni singolo cantone e come potrà organizzarsi, considerati anche i problemi finanziari con cui tutti gli enti pubblici sono confrontati.
(4. continua)