Premiati nella luce dello sci: trent’anni dopo
Sabato scorso il Gruppo ticinese sciatori ciechi è tornato in Cardada-Cimetta per celebrare il trentesimo di attività, nata proprio lassù nel 1976 grazie alla Scuola Svizzera di Sci diretta, allora, da Giorgio Piazzini.
C’erano tutti i presidenti che si sono succeduti: Piazzini in prima fila, Fernando Bonetti, già direttore della Vos di Locarno e presidente onorario, Renato Cometta e l’attuale Mario Addonizio.
Un’esperienza indimenticabile e, forse, irripetibile come
emozioni, ha sottolineato Piazzini, in cui ciechi e guide si sono amalgamate e
hanno percorso un itinerario sportivo e umano che ha portato il GTSC a vivere
l’esperienza dell’Interski in Canada nel 1987 e poi anche quello del Giappone,
grazie al riconoscimento e all’interessamento del numero uno dello sci svizzero,
Karl Gamma.
E se karl Gamma era il numero uno svizzero era anche il numero uno
mondiale,
ha sottolineato Sandro Molinari, presidente dell’UNITAS e membro di Comitato del GTSC.
Presente anche Armando Dall’Ara che per tanti anni è stato il trascinatore organizzativo e colui che sapeva tener testa ai vulcani Rino Bernasconi e Giovanni Trivella il capotecnico che ha portato questo magnifico gruppo ad effettuare dimostrazioni a Zermatt, a Schrunz, in Austria e a San Moritz, davanti ai professori dello sci moderno.
Albino Pinana in rappresentanza della Federazione di sci
della Svizzera italiana ha sottolineato la fierezza di Eugenio (Geni) Filippini
nell’annoverare il GTSC fra gli sci club della FSSI: “ai dirigenti e monitori
di cui sappiamo giustamente apprezzare la sensibilità, le doti tecniche e la
dedizione ad una causa meravigliosa, esprimiamo il nostro più sentito plauso e
ringraziamento, in particolare per aver portato i non vedenti su tutte le piste
cantonali, nazionali ed estere, tanto che ormai nessuno più si meraviglia di
sciare accanto ed in compagnia di un cieco”.
Sono stati rievocati i momenti salienti di questo trentennio di attività attraverso una documentazione fotografica che ha strappato lacrime di commozione quando è stata rievocata la salita di tutto il Gruppo sulla vetta dell’Allalin in Vallese. Gli sciatori ciechi sono polisportivi ed oltre allo sci alpino sono specialisti anche dello sci di fondo e di sci alpinismo. Anche e soprattutto la montagna ha rinsaldato gli obiettivi del GTSC che, oltre al gesto tecnico, sono di tipo aggregativo e di socializzazione.
Recentemente il GTSC è stato a Tarvisio, in Friuli, alle Universiadi. Lì, hanno incontrato Marc Girardelli, Gustavo Thöni e Debora Compagnoni che si sono meravigliati di come possano sciare dei diversamente abili nel campo visivo. Il GTSC ha un sito www.gtsc.ch che informa sulle attività proposte dal Gruppo. Fernando Bonetti, impareggiabile con la chitarra, ha fatto da colonna sonora alle diverse rievocazioni e specialmente quando sono riecheggiate in chiusura le note della “terra di betulle”, una canzone canadese carica di emotività che ha fatto scendere qualche lacrima di commozione ai più degli ottanta intervenuti in Cimetta.
Oggi il GTSC dispone di una cinquantina di guide, specialiste in diverse discipline e offre competenza e pratica ad altrettanto ciechi ed ipovedenti della Svizzera italiana. Bisogna sottolineare che l’handicapp visivo viene annullato, oltre che dalla competenza delle guide, anche dall’ausilio tecnico delle radio trasmittenti che Bruno Rainelli, istruttore svizzero di sci e radiotecnico, ha inventato, messo a punto e di cui ancora oggi, a distanza di trent’anni ne cura la manutenzione. I baldi giovanotti con handicapp visivo che trent’anni fa iniziarono in Cimetta, sono attivi ancora oggi: Silvano Rotta, Rino Bernasconi, Mario e Giampiero Mazzoleni, Elio Medici, ed Ueli Gaggioni.
Ma che cosa prova un cieco quando scia ? L’ha detto bene Rino Bernasconi: “le stesse sensazioni di tutti quelli che ci vedono e praticano lo sci, tuttavia in modo più profondo e sentito, perché partecipo alla gioia della mia guida, perché è una “full immertion” nella natura e perché posso riassaporare un profondo senso di libertà. Ogni volta è un sogno che si avvera.”
Alberto Polli, ottobre 2006